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lunedì 13 luglio 2009

Bach - Das Wohltemperierte Clavier - Preludes and fugues XIII - BWV 858 / BWV 882



Mi hai fatto senza fine
questa è la tua volontà.
Questo fragile vaso
continuamente tu vuoti
continuamente lo riempi
di vita sempre nuova.

Questo piccolo flauto di canna
hai portato per valli e colline
attraverso esso hai soffiato
melodie eternamente nuove.

Quando mi sfiorano le tue mani immortali
questo piccolo cuore si perde
in una gioia senza confini
e canta melodie ineffabili.
Su queste piccole mani
scendono i tuoi doni infiniti.
Passano le età, e tu continui a versare,
e ancora c'è spazio da riempire.

(R. Tagore - da "Gitanjali)

lunedì 29 giugno 2009

Michael Jackson Tribute - Heal the world

Non mi interessa sapere la verità sulle accuse che gli hanno rivolto. Forse non ci voglio credere. Però la vicenda umana di quest'uomo lascia molto amaro in bocca. Sic transit gloria mundi!

Gli dedico questo video, in memoria.
Una canzone che mi ha commosso e che mi commuove, e che mi fa dimenticare.




Think about the generations and to say we want to make it a better
world for our children and our children's children. So that they know
it's a better world for them; and think if they can make it a better place.

There's a place in your heart
And I know that it is love
And this place could be much
Brighter than tomorrow.
And if you really try
You'll find there's no need to cry
In this place you'll feel
There's no hurt or sorrow.
There are ways to get there
If you care enough for the living
Make a little space, make a better place.
Heal the world
Make it a better place
For you and for me and the entire human race
There are people dying
If you care enough for the living
Make a better place for
You and for me.
If you want to know why
There's a love that cannot lie
Love is strong
It only cares for joyful giving.
If we try we shall see
In this bliss we cannot feel
Fear or dread
We stop existing and start living
Then it feels that always
Love's enough for us growing
Make a better world, make a better world.
Heal the world
Make it a better place
For you and for me and the entire human race
There are people dying
If you care enough for the living
Make a better place for
You and for me.
And the dream we would conceived in
Will reveal a joyful face
And the world we once believed in
Will shine again in grace
Then why do we keep strangling life
Wound this earth, crucify it's soul
Though it's plain to see, this world is heavenly
Be God's glow.
We could fly so high
Let our spirits never die
In my heart I feel
You are all my brothers
Create a world with no fear
Together we'll cry happy tears
See the nations turn
Their swords into plowshares
We could really get there
If you care enough for the living
Make a little space to make a better place.
Heal the world
Make it a better place
For you and for me and the entire human race
There are people dying
If you care enough for the living
Make a better place for
You and for me.
There are people dying if you care enough for the living
Make a better place for you and for me.
Make a better place for you and for me.
You and for me Make a better place
You and for me Make a better place
You and for me Make a better place
You and for me Heal the world we live in
You and for me Save it for our children
You and for me Heal the world we live in
You and for me Save it for our children
You and for me Heal the world we live in
You and for me Save it for our children
You and for me Heal the world we live in
You and for me Save it for our children.

venerdì 6 febbraio 2009

Beethoven, quinta sinfonia - Herbert von Karajan

Trovo questa esecuzione di Karajan del celebre capolavoro beethoveniano assolutamente stupefacente, miracolosa, potentissima, precisissima, e mi stupisce non fosse altro per il contrasto quasi umoristico tra il direttore, che tutto sommato resta composto e non si sbraccia più di tanto, e il ... terremoto che si scatena ai suoi piedi, come se fosse Gesù Cristo in persona a dirigere placidamente dal suo trono celeste le forze cataclismatiche della Natura.

Incredibili la sezione degli ottoni (e dei corni in particolare) e dei bassi. Con buona pace di quel cialtrone di Giovanni Allevi (la cui presenza mi ripugna evocare in questo post), questa è un'orchestra sinfonica, e questo è un direttore di un'orchestra sinfonica che dirige un capolavoro immortale.





Non credo ci siano altre parole. Mi piace un commento di un utente youtubbiano:
The master, pure and simple. The most gifted amazing man who ever drew breath, proof if ever there was that there is a divine. Lives will pass, empires will fall, planets will die and stars will fade and yet there still you remain. Brighter and more beautiful than ever. The universe thanks you.

lunedì 29 dicembre 2008

Jesus Allevi Superstar (Ughi-Allevi 1-0)

La recente disputa tra Uto Ughi e Giovanni Allevi sulle pagine de La Stampa mi fornisce l'occasione per rispondere a tutti coloro (parenti, amici e conoscenti) che mi chiedono ormai a cadenza pluriquotidiana ma che ne pensi di Giovanni Allevi?, come se io fossi un grande critico musicale. Praticamente non si può fare a meno di passare le serate parlando di Giovanni Allevi (il che, devo ammettere, mi arreca un fastidio viscerale).

Io personalmente dico subito che non lo sopporto, non tanto per colpa sua, quanto per la sua somiglianza con il nostro attuale e beneamato premier: spacca le opinioni a metà, crea leggende metropolitane su sè stesso, raramente dice ciò che pensa, ha un ineguagliato culto della propria immagine, vuole sempre apparire 30 anni più giovane di quanto non sia, riempie le piazze, ha un consenso del 108% e rigorosamente trasversale, partorisce topolini e declama di aver smosso le montagne.

Ma andiamo per gradi.

Allevi ha un incredibile successo popolare e la sua musica piace.
I concerti di Allevi riscuotono un enorme successo di pubblico. Il concerto del Senato (al quale lui e i Virtuosi Italiani sono stati probabilmente invitati da Renzo Bossi, suo sosia et alter-ego) non ha fatto che suggellare questo dato incontrovertibile. Fa il tutto esaurito ovunque egli vada, e si tratta in genere di migliaia di persone. Prendiamo una testimonianza a caso, “Tutto esaurito al concerto di Giovanni Allevi”. Non ricordo, io personalmente, concerti di pianisti anche celebri che abbiano fatto il tutto esaurito con duemila persone. Anzi, all'ultimo concerto di Krystian Zimerman, a Bari, non solo c'erano quattro gatti, ma c'era un solo professore del Conservatorio locale, tra l'altro non un pianista ma un direttore. Tutti gli altri erano a casa, forse a vedere la televisione. Tanto per la cronaca, in quella stessa stagione musicale in cui ha suonato Zimerman, era previsto anche il concerto di Giovanni Allevi, il quale ha fatto... il tutto esaurito (a quanto mi raccontano, perché ovviamente non ci sono andato). Quando lessi il cartellone della stagione mi venne un colpo, tanto da indurmi a fotografarlo.


Come spiegare questo fenomeno? Zimerman è un mostro sacro, Allevi è un pischello. È come paragonare Robert De Niro a Silvio Muccino. Inspiegabile, ma vero, che i due vengano messi insieme nello stesso posto, ma ancora più incredibile che il primo accolto venga accolto da quattro gatti e il secondo da un bagno di folla.


Allevi fa una musica facile e/o banale.
Sebbene Allevi stesso [ovviamente] scriva che la sua musica "parla al cuore, ma il suo virtuosismo tecnico e soprattutto ritmico (?) richiede esecutori di grande talento", la sua musica in realtà è fatta da quattro note messe insieme, e ben lo sanno tutti gli studenti di pianoforte alle prime armi che si cimentano felicemente con questi brani. Brani che normalmente non presentano alcun tipo di virtuosismo tecnico, nè tantomeno ritmico. Ma quel che è peggio, è che molto spesso i pezzi "più difficili" sono incredibilmente ...banali. Cioè o sono incomprensibilmente impegnativi, o esprimono quel poco con mezzi infantili. Sicuramente Allevi fa una musica orecchiabile, ma "gradita all'orecchio" è una celebre definizione di musica che risale a Sant'Agostino (bella novità): tutte le musiche sono orecchiabili per definizione. Altrimenti sarebbero rumore. Per il resto, non conosce modulazioni, non conosce sviluppo, non conosce contrappunto, non conosce nulla se non il tema idiota ripetuto fino alla nausea, talora nascosto da qualche fioritura per far passare il tempo.

Per tacere della strumentazione primitiva e sempliciotta che Allevi dedica all'Orchestra Sinfonica (usando questo termine uno pensa di trovarsi di fronte ...all'Ottava di Mahler, e poi scopre che al massimo si tratta di un complesso da camera e al peggio di quattro violini). Insomma, decine di studenti di Composizione e Orchestrazione saprebbero (anzi, sanno) scrivere musica molto più pregnante e significativa, sia per forma che per contenuti.


Allevi è un presuntuoso egocentrico e vuole dimostrare 30 anni meno di quanti ne abbia.



Eh sì. Questo bambino prodigio dai capelloni arruffati e dall'abito casual ha 39 anni, cioè soli cinque anni meno di Fabio Fazio (il quale sembra suo padre, o suo zio). Questo sempiterno mentire sull'età per sentirsi meno vecchio e fare colpo sul pubblico più giovane (o giovanile) è una delle cose che non tollero in Allevi. Come anche l'aura messianica di cui egli stesso si ricopre con frasi del genere:

La musica cosiddetta «contemporanea», atonale e dodecafonica, in ogni caso non è più tale, perché espressione delle lacerazioni che agitavano l’Europa in tempi ormai lontani. Ecco allora il mio progetto visionario. È necessario uno sforzo creativo a monte, piuttosto che insistere solo sull’educazione musicale, gettando le basi di una nuova musica colta contemporanea, che recuperi il contatto profondo con la gente. Ho provato a farlo, con le mie partiture e i miei scritti. È stato necessario.

Ecco arrivato il Gesù Cristo delle sette note a risollevare le sorti della musica contemporanea, rea di essere espressione di una geopolitica ormai defunta. Dalle ceneri di Stockhausen nasce Allevi. Da Nono, Berio e Maderna, il testimone passa ad Allevi. Da Arvo Part a Schnittke, da Ligeti a Adams, da Petrassi a Sciarrino, ma anche da Morricone ed Einaudi, la sapienza costruttiva, la padronanza tecnica e la pregnanza contenutistica che sembravano ormai irreversibilmente perdute si materializzano nel capacchione di Giovanni Allevi, l'uomo che riempie le piazze, che avvicina i giovani alla musica, il nuovo sole di Turoldo (sic!). Un commento su YouTube: "ma se questo è un compositore, Frank Zappa chi è? Dio?"

Centinaia di giovani mi scrivono che, sul mio esempio, sono entrati in Conservatorio per studiare uno strumento o per intraprendere la via creativa della composizione. Come la storia dell’Estetica musicale insegna, in tutte le epoche ogni idea nuova ha dovuto faticare per affermarsi, divenendo poi, paradossalmente, la «regola» per i posteri. Quello che è certo è che quando il nuovo avanza fa sempre paura.

Cioè lui è consapevole di essere già in pectore nella storia dell'Estetica musicale, destinato a divenire paradossalmente la regola per i posteri.

ma l’assunto più grave che circola è: «Allevi approfitta dell’ignoranza della gente, attraverso una furba operazione di marketing». Niente di più falso! La mia è una musica classica, perché utilizza il linguaggio colto, la cui padronanza è frutto di anni di studio accademico. La mia è una musica nuova perché contiene quel sapore, quella sensibilità dell’oggi, che nessun musicista del passato poteva immaginare.

Che cosa sia un linguaggio colto, non ci è concesso sapere. Però contiene quel sapore, quella sensibilità dell'oggi che nessun musicista del passato poteva immaginare. Eccoci al Nuovo Testamento dell'Arte Musicale, alla svolta cristologica del desueto e dell'obsoleto, al Rinnovamento nello Spirito, alla Rivoluzione Copernicana, allo Sconvolgimento, alla Palingenesi, al Day After, ecco il Mozart del 2000, il portavoce nel mondo della nuova creatività musicale italiana, il musico-filosofo, il nuovo Noé che traghetta le specie decrepite della decadenza antidiluviana verso il Nuovo Mondo, il Profeta del gusto e della sensibilità popolare, l'OBAMA de noantri, l'arco di luce che teletrasporta dalle Civiltà Precolombiane alle Missioni Spaziali.

Lui è ammirato da tutti, dai gatti fino ai premi Nobel per la Medicina. Per non considerare le leggende metropolitane che lui stesso ha messo in circolazione su di sè. Ormai sono arcinote, per cui evito di riportarle. Insomma, la cosa che, tra le tante, più dà fastidio in Allevi e contemporaneamente fa più ridere, è questa sua incorreggibile spocchia.

Perchè Allevi fa il pienone e Pollini no?
Molti si potrebbero chiedere perchè Baricco piace (e venda) più di Montale o Ungaretti e i fumetti di Topolino piacciano (e vendano) più di Picasso o Kandinskij. Il problema non sta in come si suona, ma in cosa si suona. Se al popolino ignorante (compreso quello del Parlamento della Repubblica) piacciono le melodie sdolcinate ed il suono imbecille del plin-plin, che gli sia dato Allevi. Ma caro Allevi, non venire a dire che fai musica classica modernizzata. Se sei onesto, devi dire che fai quello che qualsiasi studente di pianoforte di livello medio farebbe a casa degli amici per passare le serate, ovvero il plin-plin. Tu non sei "classica". Tu sei un cialtrone che si spaccia per "classica" approfittando del fatto che il tuo pubblico, di "classica", non capisce un'acca. Il popolo profano preferisce mille volte O sole mio fatto male rispetto al Sacre du Printemps eseguito divinamente. Bisogna pensare che anche AlBano ha cantato le arie di Leoncavallo e una penosissima versione del Concerto in si bemolle di Ciaikovskij. Ma AlBano non va in giro dicendo "sono il Caruso del 2000".

Evidentemente, quindi, non regge l'assunto che più un musicista è bravo, più riempie i teatri. Se fosse vero, Zimerman e Pollini farebbero il tutto esaurito mentre Allevi rimarrebbe a casa dove era fino a qualche anno fa. Ma senza scomodare Zimerman e Pollini, Allevi non regge il paragone neanche con Stefano Bollani, il pianista cui più di tutti la stampa lo accosta. Provate ad ascoltare prima Evolution e poi Bollani Carioca, e mi darete ragione.


Conclusioni. Punti certi e ipotesi diagnostiche.
Il martellamento mediatico di cui Allevi è protagonista ha pochi rivali sui mezzi di propaganda. Penso per esempio al dottor Veronesi e a Francesco Totti. Ecco il musico di regime, lo scienziato di regime, l'atleta di regime. Sicuramente Allevi è un discreto pianista, nel senso che ci sono molti pianisti peggiori di lui, anche se non l'ho mai sentito cimentarsi con i Trascendentali di Liszt o con la 106 o con niente del genere. Sicuramente come compositore è invece una schiappa, nel senso che ce ne sono pochi peggiori di lui, e tutti agglomerati nella fascia di età compresa tra i 3 e i 13 anni. Sicuramente fa una musica orecchiabile, melodica, facile, per nulla impegnativa (i cattivi parlano di elevator-music, la musica che si mette negli ascensori) che può piacere a chi è abituato ad un certo tipo di melodie. Sicuramente agli addetti ai lavori fa scendere il latte: uno che conosca un minimo di musica vera non può non essere d'accordo al 100% con quello che dice Ughi. Sicuramente ha un fiuto non comune per il commercio e per la valorizzazione della propria immagine. Sicuramente, infine, quel pizzichino piccolo piccolo di benevolenza che molti gli avrebbero accordato (incluso il sottoscritto) viene immediatamente distrutto dalla sua irriducibile sicumera.

Per cui, cercando di darmi una spiegazione, io credo che Allevi, da studentello sfigato, sia diventato una popstar grazie ad una astuta campagna pubblicitaria e grazie al compiacimento di un certo pubblico bue di sentirsi alla moda. E' una mia ipotesi... ma se fosse realmente così, sarei contento per l'Umanità, visto che le mode così come arrivano, così passano (anche se a sentire lui, passeranno i Cieli, passerà la Terra, ma la sua Parola non passerà). Staremo a vedere.

Altre letture simpatiche:

mercoledì 10 dicembre 2008

Deezer

Non capisco perchè un sito come Deezer (http://www.deezer.com/) non abbia ancora avuto l'importanza e l'amplificazione che si merita, almeno qui da noi in Italia.

Deezer rappresenta LA valida alternativa al download illegale di file musicali tramite p2p. Ha un catalogo sterminato di titoli, appartenenti a tutti i generi musicali, ed è perfettamente legale in seguito al raggiungimento di un accordo con le case discografiche e gli artisti. Rappresenta un database immenso ed ha numerose funzioni, tra cui la creazione di playlist e la possibilità di inserire il suo proprio player all'interno di un forum, di un blog, di una qualsiasi pagina web, proprio come YouTube fa con i video.

Notizie ulteriori si trovano:
- qui
- qui
- qui il gruppo FaceBook di Deezer Italia, che al momento conta poco più di 200 iscritti.

Ad esempio


Discover Katie Melua!




lunedì 17 novembre 2008

Sì, la vita è tutta un quiz!

Mi fanno ridere le "grandi ricerche" che scoprono l'acqua calda.

Ecco che Comunicazione Perbene, associazione per l'ecologia della comunicazione, scopre che la televisione moderna basata sui quiz milionari è una televisione «attraente» ma fortemente «diseducativa» e «pericolosa». Ad un risultato così scioccante si è arrivati grazie alla forza lavoro di 100 esperti tra psicologi, psicopedagogisti e sociologi che ha analizzato i ponderosi dati raccolti.

Fonte: Corriere della Sera.

Sarebbe opportuno ricordare a questi 100 esperti (!) ciò che cantava il solo Renzo Arbore, più di vent'anni fa, quando la televisione era ancora poco inquinata e ancora in grado di fare ironia su sé stessa:





Si la vita è tutt'un quiz
e noi giochiamo e rigiochiamo
perchè noi non ci arrendiamo
fino a quando non vinciamo

si la vita è tutt'un quiz
e se indovini quante emozioni
perchè è col quiz che ci danno i milioni
evviva le televisioni!

aspetta e spera che poi s'avvera
teniamo alta la nostra bandiera
così compatti verso i premi marceremo
e dalle e dalle poi che vinceremo

aspetta e spera che poi s'avvera
che la nottata non è così nera
siam tutti quanti felici e contenti
noi siamo un popolo di concorrenti
e alla conquista del quiz partiremo
bisogna vincere e vinceremo!

notte italiana c'è una luce blu
è in ogni casa che brilla la tivù
e tutti intorno seduti a guardare
davanti a questo focolare
il padre al figlio dice senti un po'
solo un consiglio io ti do
tu nella vita comandi fino a quando
hai stretto in mano il tuo telecomando

si la vita è tutt'un quiz
e noi sognamo fantastichiamo
è col quiz che risolviamo
i problemi che noi abbiamo

si la vita e' tutt'un quiz
grandi occasioni grandi emozioni
perche' col quiz che ci danno i milioni
evviva le televisioni.


giovedì 9 ottobre 2008

Sinestesie

A volte la Musica strumentale può essere così potente da evocare immagini, situazioni, scenari, addirittura odori e sapori e "sensazioni cutanee", senza l'ausilio delle parole e del testo. Tutto questo icastico potere è probabilmente mediato da strani meccanismi cerebrali, che sarebbe bello studiare da un punto di vista neuromolecolare. Farò solo due esempi, per brevità.

Le prime battute della Passione secondo Matteo mi disegnano dinanzi agli occhi il cielo nero che precede una tempesta. Un buio pesto, cupo e terribile, ieratico e ineluttabile. Un luogo che non esiste se non nei nostri timori più reconditi, e che prelude in maniera magnifica e del tutto coerente alla storia della Passione di Cristo.


Nell'Ouverture del Flauto Magico (opera nota per i suoi simbolismi esoterici) c'è un passaggio, immediatamente dopo i tre famosi accordi in mi bemolle maggiore (cosiddetti accordi massonici), che mi mette angoscia esistenziale, solitudine, paura, e brividi di freddo. Un freddo profondo, un freddo dell'anima, che non so descrivere altrimenti. Sento le tre sferzate dell'aria gelida che proviene da Lucifero (49-52):

Non avean penne, ma di vispistrello
era lor modo; e quelle svolazzava,
sì che tre venti si movean da ello:
quindi Cocito tutto s'aggelava.

Ecco il passaggio nell'esecuzione di sir Georg Solti con i Wiener Philharmoniker (1991). In particolare, a partire da 0:39.




martedì 26 agosto 2008

Chiedo venia

Negli ultimi giorni ho dovuto tralasciare l'aggiornamento del blog (alcuni mi hanno anche ringraziato di questo) perchè mi sono dedicato a caricare video su YouTube. Sono video autoprodotti (... !) per cui mi hanno richiesto un certo impegno.

Niente paura, non faccio bullismo, non mi vedrete spaccare i cessi dell'Università (anche perchè, qualora qualcuno riuscisse a trovarli, li troverebbe già spaccati oppure non si avventurerebbe per paura di Ebola - e dire che si tratta di un ospedale universitario!).

Questa fantasmagorica attività autoeditoriale (che pena) è condensata nella home page che i gestori di YouTube mi dedicano (ci mancherebbe, non solo diventano fantastiliardari anche grazie a me che non ne ricavo una lira, nemmeno la homepage mi devono dare?) e che è precisamente questa (http://www.youtube.com/user/framaulo). Lo chiamano "canale", spero che non diventi un canale di scolo oppure un canalone, come ne ho visti in giro.

sabato 2 agosto 2008

Michael Bublè e Katie Melua: un duo che mi piacerebbe ascoltare

In questo fiacco e flautato tempo di pace, mentre contemplavo le mie deformità come Riccardo III (la meditazione quindi serve a qualcosa!), ho rimuginato che mi sarebbe graditissima sorpresa trovare tra le (normalmente penose e scontatissime) novità musicali, un duo: Michael Bublè e Katie Melua (lo so, finisco sempre lì). Magari sotto l'egida protettrice di Frank Sinatra o Ella Fitzgerald.

Questi due hanno tante grandi cose in comune. Tra le più significative: amano il jazz e il blues, sono straordinariamente bravi e preparati, fanno bellissime canzoni, reinterpretano in maniera egregia grandi canzoni, sono incredibilmente impermeabili alle porcherie del gossip parishiltoniano e alle stramberie dello star system cui siamo tristemente abituati e di cui ne abbiamo piene le tasche (e poi non ci sarebbe alcun pericolo, essendo il Bublè felicemente fidanzato). Voglio dire, non solo non si drogano, ma ...cantano le canzoni di Natale e donano fondi alla Croce Rossa.

Sostanzialmente si potrebbe rinnovare, dopo tanto tempo, il miracolo di una bella musica portatrice di valori, se non sani, quantomeno non insani. Chissà se qualche produttore è in ascolto e accoglie la mia utopica richiesta.





The tables are empty, the dance floor's deserted.
You play the same love song - it's the tenth time you've heard it.
That's the beginning, just one of the clues.
You've had your first lesson in learnin' the blues.

The cigarettes you light, one after another,
Won't help you forget her, and the way that you love her.
You're only burnin' a torch you can't lose.
But you're on the right track for learnin' the blues.

When you're at home alone,
The blues will taunt you constantly.
When you're out in a crowd,
The blues will haunt your memory.

The nights when you don't sleep, the whole night you're crying.
But you can't forget her, soon you even stop trying.
You'll walk that floor and wear out your shoes.
When you feel your heart break, you're learnin' the blues.

When you're at home alone,
The blues will taunt you constantly.
When you're out in a crowd,
Those blues will haunt your memory.

The nights when you don't sleep, that whole night you're crying.
But you can't forget her, soon you even stop trying.
You'll walk the floor, and you'll wear out your shoes.
When you feel your heart break, you're learnin' those blues.

sabato 31 maggio 2008

Zimerman, Brendel e Horowitz

Il "facile" Improvviso op. 90 n.3 di Schubert è uno dei pezzi più eseguiti in assoluto del compositore austriaco. Anche su Youtube ce ne sono vari assaggi. Se volete rivoltarvi lo stomaco, ascoltate la versione di Maria Joao Pires (qui), o di Zhao, il cattivo di James Bond in "Il mondo non basta" (qui). Se volete proprio rovinarvi la giornata, date poi uno sguardo qui.

Se invece volete provare a deliziarvi il palato, ecco invece tre grandissimi pianisti, tre mostri sacri della tastiera, in tre grandissime esecuzioni, che possono fornirci anche un interessante spunto di riflessione.

Se nelle mani del grande Zimerman l'Improvviso ricorda uno Studio czerniano-beethoveniano-mendelsoniano, e nelle mani di Brendel diventa un'arietta di cui andrebbe matto AlBano Carrisi, nelle mani di Horowitz quelle stesse note diventano... pura magia, poesia allo stato brado, plastica rappresentazione dell'onirico, solitaria escavazione dell'inconscio, pazza galoppata sui variopinti prati dell'immaginifico, che erode inesorabilmente tutte le caverne più profonde e nascoste del nostro intimo.









domenica 28 ottobre 2007

Nikolai Kapustin

Prima o poi doveva scapparci un post su Nikolai Kapustin! Approfitto dei minuti regalatimi dall'ora solare per parlarne un po'. Ne sentii parlare la prima volta a Trani diversi anni fa dal maestro Vito Reibaldi. Era realmente infervorato ed emozionato, e gli brillavano gli occhi: "tramite internet ho scoperto un autore russo, misconosciuto, che scrive pezzi classici alla maniera del jazz". In breve, si fece avere le partiture e cominciò a suonare i suoi brani, e alla fine ne uscì pure un bel CD. In rete sono libere e disponibili alcune sue esecuzioni, tra cui consiglio la Toccatina op. 36 e il Preludio op. 53 n. 23. Reibaldi è tra i primissimi pianisti italiani che abbiano esplorato seriamente e con passione questo campo (ricordiamo Andaloro e Levi-Minzi), sulla falsariga di pianisti stranieri di validissimo spessore: primo fra tutti il magico e insuperato Hamelin, ma anche Steven Osborne, il russo Vadim Rudenko, e non per ultimo lo stesso Kapustin, che è un virtuoso di primo livello come possono dimostrare i suoi video caricati su Youtube.

Anche io all'epoca feci una piccola ricerca su Internet, e mi appassionai soprattutto ad una esecuzione, quella di Hamelin che dal vivo mandava in visibilio il pubblico con il finale della sonata n.2. Allora era un po' contorto trovare le sue partiture, ma oggi è molto più facile: ci sono due contatti che le vendono in Italia. Quindi non ci sono più scuse per non suonare questi pezzi, tranne forse la loro estrema difficoltà.

Ciò che lascia un po' allibiti e che rende bella e grande e unica la musica di Kapustin sono soprattutto le grandi contraddizioni, gli ossimori che essa contiene. Innanzitutto il fatto che un russo suoni il jazz. Oggi è strano ma non tanto raro. Ma in tempi di guerra fredda poteva sembrare una specie di bestemmia. Esemplificativo è il video della sua Toccata op. 8: al piano c'è lui, e non Duke Ellington o Thelonious Monk.



Poi il fatto che egli riesca a trascrivere così magistralmente le improvvisazioni in stile jazz, e che queste improvvisazioni abbiano una rigida forma di tipo "classico" (una sonata, un concerto, una toccata, una fuga, un valzer...) e una solida architettura compositiva, di quelle che a... Giovanni Allevi piacciono così poco ma che ai musicisti veri piacciono tanto.

Poi basta guardare i video delle sue esecuzioni: un signore così distinto e mite che riesce a fare una musica selvaggia, quelle dita ciotte che volano sulla tastiera e non mancano mai il bersaglio, per nulla irrigidite dai 70 anni.

Ancora, la mole e la qualità della sua produzione compositiva (date un'occhiata al catalogo opere sul sito ufficiale) comparata alla sua scarsissima presenza nelle sale da concerto. E infine, quel velo di malinconia, quella nebbia grigia che condisce sempre la musica dei russi, ma che in questo caso stride tenacemente con la spensieratezza e l'allegria del sincopato e dei ritmi travolgenti.

martedì 22 maggio 2007

Ai limiti del commerciale

Ogni tanto ho bisogno di ricordarmi che ai limiti del commerciale (ai limiti, si badi, ai confini, alle periferie) esiste davvero qualcosa di simile ad una vocazione artistica, ad un fare musica non solo per arricchire di CD la crosta terrestre e di soldi i produttori, ma anche per stare bene con se stessi e comunicare agli altri un bel pensiero, una bella azione, e passare un bel momento. Al di là delle immagini e della civiltà delle immagini, che sfrutta l'esca del suono per fare pesca grossa, ogni tanto esce fuori qualcosa che rassomiglia ad una musica vera. Sono sicuro di non sbagliarmi e sono contento. I mistificatori non prevarranno.





lunedì 9 aprile 2007

Povero Joshua

L'esperimento del grande violinista in collaborazione con il "Washington Post" è durato 43'. Travestito da musicista da strada, ha tenuto l'insolita performance nel metrò incassando solo 32 dollari

Joshua Bell, concerto nella stazione nessuno riconosce il genio del violino


WASHINGTON - Ha suonato in una stazione della metropolitana di Washington per 43 minuti, più o meno ignorato da tutti i frettolosi viaggiatori, e guadagnando a malapena 32,17 dollari. Eppure Joshua Bell non è un musicista da strada come tanti, anzi non è neanche un musicista da strada, è uno dei più grandi violinisti del mondo. Americano, nato a Bloomington, nel Minnesota, ha 39 anni e da quando ne ha 16 suona con le più grandi orchestre del mondo. Suona un violino all'altezza della sua bravura: uno straordinario Stradivari del 1713, del valore di quasi quattro milioni di dollari. Ma è anche un artista un po' fuori dalle righe: negli Stati Uniti ha partecipato a una trasmissione televisiva, ha recitato in un film e la rivista People lo ha recentemente definito uno dei 50 uomini più belli del mondo. Una serie di caratteristiche che ne fanno decisamente una star. Eppure, alla Metro di Washington la stragrande maggioranza dei passanti lo ha ignorato.

La eccezionale performance di Bell è stata scrupolosamente seguita e registrata da un gruppo di cronisti del Washington Post, che ne hanno dato conto in un lunghissimo articolo pubblicato nell'edizione di domenica 8, il giorno di Pasqua. Il giornalista che firma l'articolo, Gene Weingarten, spiega che Bell ha accettato di prestarsi all'esperimento con l'obiettivo di verificare se, in un contesto anomalo, la gente normale avrebbe riconosciuto un famoso e acclamato artista e, soprattutto ne avrebbe riconosciuto il talento.

Il violinista è arrivato alla Enfant Plaza Station alle 7.51 del mattino di venerdì 12 gennaio. Era vestito in modo assolutamente comune: jeans, T-shirt e un cappello di una squadra di baseball, i Washington Nationals. Però è arrivato alla Metro in taxi, per proteggere il suo preziosissimo e costosissimo Stradivari, che lui chiama familiarmente 'Strad'.Nessun violino al mondo, assicura Bell, suona come uno Stradivari del 1710.

Nella stazione ci sono vari negozi e bar, e un distributore di biglietti della lotteria, molto frequentato. Bell ha cominciato con la Ciaccona, dalla Partita n.2 in Re Minore di Johann Sebastian Bach, uno dei pezzi più conosciuti per violino, "non solo uno dei più grandi brani di musica mai scritti, ma una delle più grandi opere compiute dalla storia dell'uomo", secondo il violinista. E uno dei pezzi più difficili per violino. La Ciaccona dura 14 minuti: Bell, osserva Weingarten, l'ha suonata "con entusiasmo acrobatico". Nei primi tre minuti sono passate 63 persone davanti al virtuoso, praticamente quasi ignorandolo. Ma, mezzo minuto dopo, è scattato il primo obolo. Sei minuti dopo l'inizio del pezzo qualcuno si è fermato finalmente ad ascoltare.

Ma non c'è molto entusiasmo intorno a Bell. E il violinista è il primo a stupirsene: "All'inizio mi sono concentrato solo sulla musica". Ma poi, "è stato veramente strano, era come se la gente...mi ignorasse". Bell ride, nel rievocare lo strano esperimento. "Quando ti esibisci per un pubblico pagante - spiega - il tuo valore è già riconosciuto. Ma lì, ho pensato: perché non mi apprezzano?". Non solo: Bell ha suonato nell'indifferenza e nel fracasso, mentre "in una sala da concerto io mi arrabbio se qualcuno tossisce o fa squillare il cellulare".

Nei 43 minuti nei quali Bell ha suonato alla Enfant Plaza sono passate oltre 1000 persone. Qualcuno, in effetti, ha apprezzato: il Washington Post li ha fermati e, in un momento successivo, senza quindi interrompere o alterare in qualche modo l'esperimento, li ha anche intervistati. La prima persona tra i passanti ad essere particolarmente colpita dalla musica di Bell è stato un giovane manager del ministero dell'Energia, John David Mortensen. Mortensen ama il rock, e non conosce la musica classica, però al giornalista che lo ha intervistato ha spiegato: "Qualunque fosse la ragione, mi ha fatto sentire in pace". E infatti è stata la prima volta che ha dato dei soldi a un musicista di strada.

Dopo la Ciaccona, Bell ha eseguito l'Ave Maria di Franz Schubert. Le note hanno colpito in particolare un bambino di tre anni, Evan, che è arrivato con la mamma, Sheron Parker. "Mio figlio era attratto - ha spiegato Parker - voleva fermarsi ad ascoltare, ma io avevo fretta". Poi è stata la volta di George Tindley, impiegato del negozio Au Bon Pain, il coffe shop della stazione. Tindley ha capito al volo che chi suonava non era un musicista qualunque: "Ci voleva un attimo per capire che quel ragazzo era bravo, che era chiaramente un professionista". Anche perché l'uomo suona la chitarra, e quindi ha rispetto per la musica: "Molta gente suona, senza 'sentire' la musica - ha spiegato - Lui no, la sentiva eccome...".

Ha mostrato molta meno sensibilità J. T. Tillman, un informatico intento a tentare la sorte alla lotteria. "Che devo dire? Per me era solo un ragazzo che strimpellava...". Bell è poi andato avanti con Estrellita di Manuel Ponce, un pezzo di Jules Massenet, e una gavotta di Bach. Il violinista guardando in seguito il video ha osservato di essere sorpreso dell'indifferenza generale anche perché "stavo facendo un sacco di rumore...".

Il 'rumore' è una delle ragioni per le quali una dei negozianti della Enfant Plaza, Edna Souza, brasiliana, non apprezza i musicisti di strada, che le impediscono di sentire al meglio le richieste dei clienti. Però per Bell ha fatto un'eccezione: "Devo ammettere che era piuttosto bravo. E' stata la prima volta che non ho chiamato la polizia".

Quando alla donna è stato spiegato chi è Bell, ha replicato senza scomporsi: "Se qualcosa del genere fosse accaduto in Brasile, tutti si sarebbero fermati ad ascoltare, non qui. Un paio di anni fa un barbone è morto, e non si è fermato nessuno". Gli americani sono troppo indaffarati, conclude Weingarten, che cita anche a dimostrazione di questa tesi il sociologo Alexis de Tocqueville e il film Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio.

Il principale estimatore di Bell il 12 gennaio è stato John Picarello, nella vita un attento conoscitore della musica e un fan di Bell. Picarello, supervisore alle Poste statunitensi, non ha riconosciuto il virtuoso ma ne ha comunque riconosciuto lo straordinario talento: "Era un violinista eccellente. Non ho mai sentito niente del genere. Era tecnicamente perfetto, con un fraseggio molto buono. E aveva anche un buon violino, con un bel suono. Mi sono fermato a una certa distanza ad ascoltare, non volevo invadere il suo spazio".

E c'è stata infine una persona, una sola, che ha riconosciuto Bell, Stacy Furukawa, una funzionaria del ministero del Commercio, che lo aveva ascoltato tre settimane prima in un concerto alla Libreria del Congresso. "E' la cosa più incredibile che abbia visto a Washington - ha detto in seguito la donna - Joshua Bell suonava nell'ora di punta, e la gente non si fermava, non lo guardava, qualcuno gli lanciava una monetina! Monetine! Ho pensato, ma in che città vivo, dove può accadere questo!".

Contati alla fine dell'esperimento i suoi 32,17 dollari, Bell ha osservato ironicamente: "Beh, potrei viverci, e non avrei neanche bisogno di un agente!".

(Repubblica 9 aprile 2007)