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mercoledì 1 ottobre 2008

Si salvi chi può

Su questa vicenda crisi economica, mi chiedo ogni giorno non se arriverà anche da noi, ma quando arriverà (ammesso e non concesso che non sia già arrivata). Ovviamente non so darmi una risposta precisa... ma nella vita esistono le illuminazioni. Io credo fermamente nella Serendipità. Dunque sfoglio pigramente il web, e tra un ghanese picchiato e una vergine in vendita mi ritrovo questa inaspettata perla di saggezza:

(ANSA) - NAPOLI, 1 ottobre 2008

Non consentiro' speculazioni sulle nostre banche e non accettero' che gli italiani perdano neanche un euro nei depositi!

ha detto il Premier.

Ecco, "si salvi chi può"... e al più presto.

Fonti: Ans(i)a.

venerdì 19 settembre 2008

Crisi monetaria


Daniele Martinelli, invece che intervistare le nuove veline finalmente e faticosamente elette (ah, la democrazia televisiva), ha intervistato Marco Saba del Centro Studi Monetari. Ognuno è libero di tirare le conclusioni che desidera sulla crisi finanziaria alle porte, che sarà probabilmente molto più amara di quanto si preveda.


venerdì 11 luglio 2008

Per una corretta informazione sul prossimo conflitto USA-Iran


Sono anni che quel paese pacifico che è l'Iran (non mi risulta che abbia mai intentato guerre e decapitato dittatori negli ultimi anni, al contrario di alcune superpotenze ben conosciute) attende di essere attaccato da Israele e dagli Stati Uniti. Il motivo? Il petrolio, e il gas naturale, ma non solo. L'Iran è una postazione strategica, essendo situato al centro dell'Eurasia.

Ufficialmente il casus belli sarà fornito dall'arricchimento dell'uranio che l'Iran sta attuando da mesi: il mondo teme che esso si possa dotare di bomba atomica (come altre decine di superpotenze, compreso Israele, che sono già fornite di atomica e che il mondo non teme). In realtà l'AIEA ha certificato, dopo ripetute ispezioni, che il programma nucleare iraniano ha scopi esclusivamente civili, cioè per produrre elettricità. Ma l'asse Usa-Israele fa orecchie da mercante, e mentre annuncia per voce di Berlusconi che nel mondo bisogna costruire altre 1000 centrali nucleari, va a dissotterrare l'ascia di guerra nei confronti dell'antico impero persiano senza alcuno scandalo della comunità internazionale.

Ciò che secondo me è importantissimo, da parte nostra, è aprire gli occhi, e non farsi trascinare dalla progressiva criminalizzazione che i governi occidentali e i loro servi mediatici stanno attuando nei confronti di Teheran. Lo ripeto con forza ai tre lettori di questo blog: non fatevi infinocchiare, l'Iran non è così cattivo di quanto sembri, non possiede l'atomica (a meno di un colpo di scena pazzesco) e non vuole fare del male a nessuno. Non gioite nel caso venga attaccato, anche perchè le conseguenze dell'attacco saranno disastrose, per l'intero globo. E prendete con le pinze le dichiarazioni dei nostri politici e della nostra stampa.

Ecco un piccolo esempio.

Ha avuto risonanza internazionale il test missilistico effettuato dall'Iran l'8 luglio, due giorni fa (fonte Ansa). Il nostro ministro Frattini, non dalla Farnesina ma guarda caso da Israele, dov'è in visita, ha dichiarato che gli Shahab-3 lanciati dall'Iran sono "molto pericolosi, ed ecco perché tutta la comunità internazionale, e non solo Israele, ha interesse a bloccare questa escalation in modo definitivo" (Fonte la Repubblica). Bisognerebbe spiegare a Frattini che l'Iran non ha intenzione nè motivi di attaccare nessuno, e quei missili, militarmente parlando, sono dei veri e propri cimeli. A parte che non sono dotati di testata nucleare, hanno una gittata di 2000 km ovvero raggiungerebbero al massimo Israele, lasciando la "comunità internazionale" nei propri sonnecchiamenti tranquilli.

Inoltre il generale iraniano Salami (sic!) ha parlato giustamente di difesa, e non di attacco: "Abbiamo lanciato questi missili per mostrare solo una parte della nostra capacità di difesa nazionale a chi ha recentemente minacciato l'Iran". Gli fa eco il generale Mohammad-Najjar: "Our missile capacity is just for defensive purposes, to safeguard peace in Iran and the Persian Gulf region" (fonte Iranmania). Per cui titoli catastrofisti in prima pagina come "Teheran: pronti a colpire Israele" (fonte La Stampa) sono fasulli e fuorvianti.

Nessuno invece ha parlato delle esercitazioni israeliane (fonte RaiNews24). E molto meno clamore ha destato la notizia che gli USA abbiano firmato un accordo con il governo di Praga, che consente loro di sistemare lo scudo spaziale nel territorio della Repubblica Ceca (fonte ilsole24ore). Cosa che ha fatto imbestialire i Russi, alle prese con una nuova spina nel fianco.

Insomma, l'importante prendere coscienza che spirano tristi venti di guerra, e che non sempre il buono è il buono ed il cattivo è il cattivo. La recessione in Italia è già arrivata (Paese con un debito pubblico record da 1661 miliardi di euro, fonte RaiNews24), e la crisi economica internazionale è alle porte, visti i prezzi del petrolio e dei cereali. Tra l'altro, in caso di attacco, l'Iran per prima cosa chiuderebbe lo stretto di Hormuz. E in quel momento le nostre automobili cominceranno a viaggiare a spinta.

In definitiva sarebbe ora di smetterla di pensare alle leggi incostituzionali che un prescritto neofascista sotto processo si fa approvare per non essere processato e condannato. Ci sono ben altri problemi che incombono sulle nostre teste.

domenica 6 luglio 2008

AAA Cercasi governo urgentemente

I dati sui consumi diffusi da Confcommercio non danno adito a dubbi: siamo in recessione. La domanda è in calo in tutti i settori. Gli italiani hanno cominciato a tirare seriamente la cinghia, particolarmente in quei settori dove i prezzi sono saliti (vedi mobilità e trasporti) e nei settori non di primaria importanza (beni e servizi ricreativi: cinema, cd, giocattoli, articoli sportivi, riviste...), ma anche in beni per la casa o alimentari.


Dal G8 in corso ci si attende una risposta seria del Presidente del Consiglio sul futuro dell'economia italiana. Io credo che si continuerà ad attendere visto che, anche dal Giappone, Berlusconi preferisce continuare a discutere dei suoi scandalosi problemi con la Giustizia, del futuro dell'opposizione e degli scherzi di Bossi, come se l'avessimo mandato lì in gita di piacere. Cercasi urgentemente un governo serio, che sia di destra o di sinistra non ha alcuna importanza. Stiamo affondando di brutto.

domenica 29 giugno 2008

Perchè sono contro questa Europa.



Oggi mi sento antieuropeista. E' brutto a dirsi per un ex-strasburghese, ma posso provare a spiegarmi. Non sono "contro l'Europa", ma contro questa cosa informe e sospetta che una ristretta cerchia di oligarchi sta imponendo agli Europei ormai da alcuni decenni, ovvero una comunità fondata su principi che ancora non ho ben compreso, anzi che avrei preferito non comprendere. Non sulla lingua, visto che i greci non capiscono un acca di finlandese. Non su una cultura: nel Candido leggete che Voltaire conosce a menadito Istanbul e la cultura turca, mentre oggi la Turchia è nell'Europa solo per la sua nazionale di calcio. Non sul cibo, soprattutto per noi italiani che quando andiamo all'estero storciamo sempre (e a ragione) il muso. Non sulla geografia, tanto è vero che la Svizzera (che ne dovrebbe essere il cuore), il Regno Unito, le repubbliche della ex-Jugoslavia e la Norvegia ne sono amabilmente fuori. Non sulla religione: ci sono cattolici, protestanti, ebrei, musulmani e chissà quanti altri. Non sull'architettura, sulla moda, sulla tecnologia... proviamo ad andare con il nostro asciugacapelli in Francia e avremo problemi. Senza contare che i francesi non hanno il bidet. Non sulle convenzioni sociali, visto che il matrimonio gay spagnolo in Italia non è riconosciuto. Non sulle infrastrutture di cemento: provate ad entrare in Svizzera, vi chiederanno 28 euro, e se fate storie vi diranno "italiano, prima pakaren e poi diskutaren". Non esiste una politica energetica comune: se l'Italia va in blackout la Polonia non può farci niente. Ma allora?

Il sito europa.eu ci dà la definizione di Europa: una partnership economica e politica. E questo, dai tempi della CECA. Ecco quindi venire fuori la ragione di esistere dell'Europa: una struttura che al suo interno impedisca le guerre (non esistono più assi e alleanze) e che faccia circolare lo stesso denaro.

Dunque io credevo che l'Europa fosse sinonimo di apertura culturale, di voce internazionale di democrazia e libertà, di pulizia, ricchezza e bontà. Invece, eccomi di fronte all'Europa delle Banche. Ovvero, come fare profitti creando una ipernazione che non c'è.

E a dire il vero non siamo uniti neanche sulla moneta, visto che in Svizzera hanno ancora i franchi e in Inghilterra hanno ancora la sterlina. Inoltre non esiste un Ministro Europeo delle Finanze. Per cui se l'Italia va male, va male e basta, non può sperare che gli svedesi e i tedeschi si tassino per essa. E poi non abbiamo un Presidente. Se il primo ministro inglese decide di fare guerra all'Iraq, nessuno si può opporre. E se qualcuno tira le orecchie a Berlusconi per la vicenda di Rete4, può multarlo ma non può fare altro. E' evidente che il potere politico dell'Europa è ben poca cosa.

Ebbene alla fine dei conti... non esiste un metodo per fare due prese elettriche uguali in Ungheria e in Spagna, ma... i kiwi in Europa devono avere una certa dimensione, per poter essere venduti. E non un millimetro di meno, altrimenti te li ritirano e ti multano, anche se sono perfettamente mangiabili. Questa vicenda, di una comicità intrinseca devastante, è reale, e fa riflettere. Questa mentalità di dover per forza prendere le misure alle banane, ai kiwi e alle cipolle, mettere marchi ed etichette ovunque, piazzare bollini e codici su ogni caspita di prodotto, può anche essere di aiuto al consumatore, ma il troppo storpia. L'Irlanda lo ha capito, e non ha ratificato il voto al trattato di Lisbona. Gli eurocrati, a partire da Napolitano, molto democraticamente, non hanno dato peso a questo no, e hanno già cominciato a prendere iniziative per scavalcarlo o aggirarlo (sia mai detto che una Nazione che ha meno abitanti della Puglia possa dire NO al trattato di Lisbona). Questo fare l'Europa a tutti i costi puzza di associazionismo segreto, che si traduce in associazionismo forzato, imposto alla popolazione.

E' ora che l'Europa, se vuole veramente esistere, cacci gli Eurocrati che stabiliscono la lunghezza delle banane, e riprenda nelle sue mani la sua sovranità culturale, politica e decisionale. Come hanno insegnato gli Irlandesi. Il denaro verrà fuori di conseguenza.

lunedì 23 giugno 2008

Italia-Spagna: 107-101

Non era sufficiente l'eliminazione dell'Italia dall'Europeo da parte della selezione spagnola. Doveva arrivare anche Eurostat a ricordarci che nel 2007 il divario tra il PIL spagnolo (in continua crescita) e il PIL italiano (in netto declino) è aumentato ancora. Il dato del 2006, ovvero 105-103 per la Spagna, era stato messo in discussione. Ora si tratta di un indiscutibile 107-101.

Insomma continuiamo ad uscire, ma, come dice Donadoni, a testa alta. Il cittì della Nazionale, come tutti i responsabili dello sfascio politico e istituzionale (che sta portando di fatto l'Italia non solo fuori dall'Europeo ma anche fuori dall'Europa), non ha la minima intenzione "di dimettersi per un rigore sbagliato".

Io mi permetto di dissentire. Sicuramente siamo stati eliminati per due rigori sbagliati, e di questo hanno responsabilità i tiratori scelti. Ma ieri ho visto per la prima volta una squadra capace di non creare neanche un'azione da gol: i 3 tiri in porta (tra regolamentari e supplementari ovvero in due ore di gioco) sono arrivati non al termine di un'azione, ma perchè non c'era di meglio da fare.

Gli italioti hanno adottato uno schema offensivo veramente temibile e moderno: buttare la palla avanti a cercare la testa di Toni, che puntualmente o non arrivava, o arrivava in ritardo, o arrivava e sprecava. Ora imperniare il gioco di tutta la squadra, ovvero tutte le azioni offensive, su un centravanti così, che chiede la palla solo quando è in fuorigioco, e non avere neanche lo straccio di uno schema alternativo, vuol dire perdere. Almeno Di Natale, in pochi minuti, di testa è riuscito addirittura ad inquadrare lo specchio della porta. Toni no.

In tutto questo ha colpa l'allenatore. Se vedi che alla fine del primo tempo non abbiamo fatto neanche un tiro in porta, significa che qualcosa non va. Se nella tua selezione, tolti Pirlo e Del Piero, non c'è nessuno che sappia battere le punizioni, qualcosa non va. Se vedi che il tuo mitico centravanti di sfondamento non ha impensierito neppure una volta il portiere avversario in 4 partite, qualcosa non va. E' così via. Ma è un vizio tutto italiano quello di uscire a testa alta e rimanere asino, invece che uscire bastonato e cercare di migliorare. Una volta dicevamo a Zapatero "il tuo PIL sarà pure migliore, ma noi a pallone siamo più forti"! Da ieri, non possiamo permetterci più neanche questo.