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sabato 3 gennaio 2009

Vittoria di Antonietta Gatti su inquinamento bellico e uranio impoverito

Mi permetto di riportare testualmente il post pubblicato oggi sul blog di Stefano Montanari (i neretti sono miei). Vorrei che a questo genere di notizie fosse dato il risalto più grande, quando su giornali online e su carta non si parla che di gossip, di veline, e di ... stronzate. Porgo i migliori auguri di buon 2009 alla dottoressa Gatti e al dottor Montanari, ringraziandoli per la loro opera che (lo ricordo ancora una volta) viene svolta in un modo o in un altro praticamente sempre a titolo gratuito. Pazienza, arriveranno tempi migliori!

Qualche giorno fa il ministro Ignazio La Russa in una conferenza stampa ha informato di aver stanziato 30 milioni di Euro per risarcire i soldati che si sono ammalati dopo le missioni in zone belliche o in poligoni di terra e per svolgere ricerche nel settore.

Si è ufficialmente riconosciuto che questi soldati sono stati esposti “all’Uranio impoverito ed alle nanoparticelle (…)”. Il ministro della Difesa ha riconosciuto che i soldati si sono ammalati dopo aver subito un’esposizione a quello che io ho chiamato inquinamento bellico.

Il lavoro che ho svolto nelle Commissioni della XIV e XV legislatura insieme ad altri è stato riconosciuto come valido ed è stato accettato il concetto che le esplosioni di bombe ad alta tecnologia (Uranio impoverito ma anche al Tungsteno) creano temperature di combustione molto elevate (> 3.000°C) che aerosolizzano tutta la materia del bersaglio, creando poi polveri di dimensioni anche submicroniche (nano) che possono venire inalate o ingerite con cibo contaminato da questo inquinamento. Gli esperimenti che ho fatto a Baghdad hanno confermato la creazione di nanoparticelle anche dopo l’esplosione di ingenti accumuli di bombe tradizionali.

I soldati e/o le loro famiglie verranno quindi risarciti per queste patologie contratte sul luogo di lavoro. E’ stato poi riconosciuto che anche nei poligoni di tiro ci si può ammalare per le stesse ragioni.

A mio parere i giornali hanno riportato la notizia in maniera frettolosa. Nessun giornalista ha speso qualche parola in più per commentare la notizia e le sue implicazioni. Ciò che hanno fatto il ministro La Russa ed il suo entourage è qualcosa che va ben al di là del mero compenso economico. Ha ridato una dignità a questi soldati, cosa che non ha valore venale.

In pratica si è ammesso che ci sono proiettili invisibili che uccidono anche in modo ritardato e che quindi il soldato che si è ammalato in patria è un eroe al pari di chi è morto in un attentato o colpito da un proiettile in zona operativa. Il nostro governo ha riconosciuto che anche questi ragazzi, morti fra mille sofferenze in un letto d’ospedale, hanno servito il proprio paese in modo esemplare fino all’ultimo e non sono diversi di chi ha lasciato la vita per una bomba o un proiettile in Iraq, in Afghanistan o nei Balcani.

L’inquinamento bellico crea nanopolveri che sono proiettili invisibili e questi non hanno confini. A mio parere, a differenza dei proiettili convenzionali, queste nanoparticelle sono molto democratiche, dato che colpiscono tutti indifferentemente, anche colui che ha buttato le bombe dalla cui combustione queste hanno avuto origine. Ovviamente le nanoparticelle creano un inquinamento ambientale a cui sono esposti anche i civili che vivono nella zona, ma che può influire in modo profondo anche sulla fauna e sulla flora. Si è finalmente ammesso che le patologie sviluppatesi in seguito alle missioni in zone di guerra in soldati che erano risultati idonei dal punto di vista medico non sono solo psicologiche come era stato ipotizzato: da stress.

A questa conclusione sono arrivati anche gli Americani in un rapporto del novembre scorso, le associazioni dei veterani hanno ammesso che lo stress può essere una concausa ma che le patologie sono altro. Primariamente, visto che i reduci della prima Guerra del Golfo accusavano sintomi anche neurologici, i medici avevano pensato che lo stress bellico fosse la causa primaria della sintomatologia. Ora si riconosce che i soldati sono affetti da una diversa patologia che per la sua complessità è stata chiamata sindrome, cioè un insieme di sintomi e segni clinici diversi. La sindrome del Golfo è diversa da quella dei Balcani, ma entrambe possono portare, anche in tempi lunghi, alla morte.

Ho lottato perché venisse riconosciuto questo aspetto della guerra e per dare soprattutto a chi non c’è più (e ne ho conosciuto personalmente tanti) il giusto riconoscimento. Se da una parte il mio impegno è stato riconosciuto e validato da persone autorevoli, dall’altra ci sono persone che stanno demolendo il mio lavoro con la calunnia e la diffamazione. Una tale dottoressa (di tutt’altro settore), che non ha mai esaminato un campione patologico, che non è mai stata al letto di morte di un soldato, che non ha mai consolato una madre che ha perso il figlio, scrive agli editori di riviste scientifiche che hanno accettato i miei lavori dopo parere favorevole dei referee, scrive alla comunità Europea chiedendo di non accettare più i miei articoli, e di chiudere i miei progetti europei che condivido con partner eccellenti europei. Questa scrive a miei amici, a miei parenti, a uffici governativi, mettendo il seme del dubbio sulla validità del mio operato, come se lei fosse la portatrice della verità. Io questa persona non l’ho mai incontrata né ho mai avuto alcun tipo di rapporto con lei, ma come si spiega che questa possiede un mio indirizzario personale? Ci sarà correlazione con lo scassinamento della mia scrivania personale all’Università o con il disinserimento dell’allarme antifurto in laboratorio? Lei sta lì a tavolino, nascosta nel suo studio universitario, nascosta da pseudonimi, ad inveire, calunniare su chi lavora in prima linea, a diffamare chi non conosce e che non le ha mai fatto alcun male. Perché? L’odio, l’astio, l’acredine, la frustrazione che traspare dai suoi scritti, fanno pensare che questa persona sia priva di pietà per chi soffre e muore. I ragazzi non sarebbero mai stati risarciti col lavoro scientifico di questa signorina. Quello che mi spaventa è che questa persona insegna a studenti che devono essere formati. Che cosa insegnerà loro se non l’odio, l’acredine, l’astio? Io preferisco lavorare per costruire un futuro migliore ai nostri figli ed insegnare loro la pietà.

Antonietta Gatti.

Nota in calce:
Pubblico integralmente questo articolo. Ricordo, se non altro per evitare ai soliti personaggi il disturbo d’inventare nuove calunnie, che la dott.ssa Gatti (mia moglie) presta da due legislature la sua opera presso la Commissione che si occupa delle malattie dei militari non solo a titolo gratuito ma a sue (nostre) spese. Chiunque è libero di fare altrettanto. Ricordo pure che, grazie anche al suo lavoro, l'Italia è oggi l'unico paese al mondo a fare tanto. Nessuno chiede una parola di ringraziamento. Sarebbe sufficiente il rispetto.

Stefano Montanari

giovedì 11 dicembre 2008

ILVA continua a produrre morte, inquinamento e distruzione

Incidente sul lavoro, operaio muore nello stabilimento Ilva di Taranto

TARANTO 11 dic 2008 - Un operaio polacco, Paurovic Zigmontian, di 54 anni, e' morto in un incidente sul lavoro avvenuto la notte scorsa nello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto.

L'uomo era dipendente di una ditta specializzata in montaggi, la Pirson. L'operaio stava smontando alcune parti dell'altoforno 4, un impianto fermo dal mese di luglio per lavori di rifacimento, quando e' stato colpito dal braccio di una gru ed precipitato da un'altezza di 14 metri. L'operaio e' morto sul colpo. Indagini sono state avviate dagli ispettori del lavoro e dai carabinieri.

La procura di Taranto ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo e ha disposto il sequestro dell'impianto in cui e' morto l'operaio polacco Paurovic Zigmontian. Si e' trattato del terzo infortunio mortale all'interno dello stabilimento siderurgico dall'inizio dell'anno e anche in questa occasione la vittima e' un lavoratore dell'appalto.

Fonte: RaiNews24.

Traffico di rifiuti, sequestrate 100mila tonnellate di acciaio e zolfo all'Ilva di Genova

GENOVA 11 dic 2008 - Il presidente del Cda del Gruppo Ilva, Emilio Riva e tre manager dello stabilimento genovese del gruppo, sono stati denunciati dai carabinieri del Noe per stoccaggio illecito di rifiuti.

Nello stabilimento sono state sequestrate 100.000 tonnellate di rifiuti speciali. I carabinieri del Noe sono in azione con arresti e sequestri in tutta Italia per un traffico di rifiuti che interessa diverse regioni: cinque le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti imprenditori, 36 persone e numerose aziende coinvolte nelle indagini.

Nello stabilimento di Genova in particolare sono state sequestrate 100.000 tonnellate di rifiuti speciali costituiti prevalentemente da polverino d'acciaio e circa 5.000 tonnellate di pasta di zolfo.

Ai quattro manager dell'Ilva si contesta di aver realizzato uno stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi in mancanza delle previste autorizzazioni.

Fonte: RaiNews24.

Diossina, la rivolta dei pastori

TARANTO 11 dic 2008 - "Ve la prendete con i nostri animali. Ma non fate nulla a chi è potente ed inquina la terra e l´aria". Enzo Fornaro ha il viso rigato dalle lacrime, mentre sbraita contro i veterinari ed i funzionari dell´Asl giunti in forze ieri nella sua masseria per portare via il gregge che gli dava da vivere. Lo sguardo gonfio di pianto si perde nel cielo verso le ciminiere della zona industriale di Taranto. Quei colossi che sbuffano fumi e polveri sono vicinissimi al centro abitato. E svettano a meno di un chilometro dalla masseria "Carmine" dove Enzo Fornaro, suo padre, e prima ancora suo nonno, allevano da un centinaio di anni pecore e capre selezionate. Nella loro vita, però, da marzo scorso ha fatto irruzione la diossina di produzione industriale. Il veleno ha contaminato gli animali che ora vanno abbattuti. Dalla masseria dei Fornaro sono stati portati via oltre 500 capi, compresi 107 capretti e 37 agnellini, alcuni nati solo da pochi giorni.

Da oggi alle 6, nel mattatoio di Conversano verranno tutti giustiziati con una scarica elettrica. Poi saranno smaltiti per evitare che quelle carni avvelenate possano finire sulle tavole. "Siamo vittime di un nemico che non ha ancora un volto" - sbotta Enzo Fornaro, mentre consola il padre. "L´unica certezza che abbiamo è che ora siamo disoccupati. La nostra famiglia e quelle dei nostri otto operai sono ridotte sul lastrico. Il risarcimento, quando arriverà, sarà ridicolo e soprattutto non ci restituirà il lavoro e la nostra vita".

Ma la sentenza di morte non si è abbattuta solo sulla masseria "Carmine". I camion per il trasporto degli animali hanno fatto tappa qualche chilometro più su, nella masseria "Nuova" di Cosimo Quaranta. "Sono venuti scortati dalla Polizia ed hanno caricato il mio gregge" - racconta Quaranta, che per presenziare all´odioso rito di ieri mattina ha dovuto persino rinunciare ad assistere al funerale di un familiare. Dal suo ovile sono stati prelevati 340 capi, tutti destinati ad essere abbattuti. "Mi hanno tolto la vita e sto provando un dolore immenso. Togliere gli animali ad un allevatore - dice - è come ucciderlo".


Nella masseria vive con la moglie. Erano una famiglia tranquilla, ma ora hanno perso il sonno perché non sanno più come sbarcare il lunario. "Abbiamo scelto questa vita perché ci piace la campagna" - racconta Quaranta con un pizzico di commozione. "Non abbiamo mai cercato la ricchezza, ma solo la serenità che avevamo e che ci hanno rubato. Oggi ci sentiamo abbandonati e vittime due volte, perché qualcuno ha avvelenato le nostre vite e a pagare sono solo gli animali e noi con il lavoro". Altre 140 pecore da abbattere a causa della contaminazione da diossina sono state rastrellate dagli ispettori dell´Asl nella Masseria "Gerantella", situata proprio sul confine tra il territorio di Taranto e quello del comune di Statte. Qui lavorava il pastore Giuseppe Sperti che aveva il compito di gestire la piccola azienda di proprietà di un allevatore.

"Non è possibile descrivere quello che provo in questo momento" - sussurra Sperti, costretto a chiudere i battenti dopo ventisei anni di attività. "Non ho più un lavoro e da domani mi tocca trovare un´altra occupazione. Non posso neanche ricreare il gregge perché sino a quando non verrà eliminata la fonte inquinante. Rischierei soltanto di lavorare per poi vedermi ammazzare le pecore una ad una". Oggi, intanto, come gli altri allevatori vittime della mattanza dovuta alla diossina, si alzerà comunque all´alba. Ma non per condurre il gregge al pascolo. Saliranno tutti in macchina e si recheranno a Conversano. L´ultimo dolore sarà quello assistere al massacro dei loro animali.

Fonte: La Repubblica - Bari.

martedì 21 ottobre 2008

ILVA diossina e tumori

Non è più possibile andare avanti così.

Nel 2005, a "S." di Taranto, un bambino di 10 anni, fu diagnosticato un adenocarcinoma del rinofaringe, un tumore maligno, molto grave, che di solito colpisce i forti fumatori, non i bambini. Nella letteratura medica oncologica non esistono casi simili. Direte, "perchè"?
  • Taranto è la città più inquinata dell'Europa Occidentale
  • Taranto è nella triade delle città più inquinate al mondo per emissioni industriali, con la cinese Linfen e la romena Copša Miça
  • L'inquinamento di Taranto viene per il 7% dai cittadini, e per il 93% dal polo industriale: dati che provengono dall'INES (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti)
  • A Taranto si produce il 92% della diossina italiana e quasi il 9% della diossina europea.
  • La diossina causa leucemie, mielomi, linfomi, e altri tumori
  • ILVA da sola emette nell´aria il 10% di tutto l´ossido di carbonio prodotto in Europa
ILVA evade l'ICI da ormai 13 anni. Ma paradossalmente, dal canto suo, l'azienda è in regola con le emissioni di diossina, pur superando di gran lunga la quantità emessa a Seveso negli anni 70. Già, perchè mentre il limite europeo di emissioni è di 0,4 nanogrammi per metro cubo, in Italia è di 100 nanogrammi. Pensare che in Germania è di 0,1 nanogrammi, quindi mille volte meno. Questo escamotage permette al polo industriale di fatturare ogni anno più del precedente.


  • 180 caduti sul lavoro
  • 8mila invalidi
  • 10 o forse 20mila (dipende dalle stime) morti di cancro e leucemie
  • Tre mamme che allattano i figli con latte contaminato dalla diossina
  • Cinque adulti che scoprono di avere il livello di contaminazione da diossina più alto del mondo
  • 1.200 pecore e capre da abbattere
  • Un bambino di 13 anni con il cancro del rinofaringe
E' un tributo troppo alto da pagare. Il problema è che questi dati sono incredibilmente in aumento.

E' vero che il presidente Vendola ha deciso di fare la voce grossa con il gruppo di Emilio Riva. Ma si sta perdendo tempo prezioso. I mesi passano.

Ultimamente però il TAR Puglia sezione di Lecce ha dato ragione al Comitato "Taranto futura" sull'ipotesi di un referendum consultivo sulla vicenda ILVA, e ha imposto al Comune di Taranto di organizzarlo entro 90 giorni. Fonte. Staremo a vedere.

* Rapporto INES 2006
* Sito dell'INES
* C'è una Seveso in Puglia e si chiama Taranto

martedì 8 luglio 2008

Perito Moreno, periti tutti


Il ghiacciaio Perito Moreno*, grande attrazione turistica della Patagonia, sta andando incontro in queste ore a fratture che normalmente si verificano durante l'estate australe (febbraio-marzo). Sapete che nell'emisfero australe le stagioni sono invertite: cioè Luglio, in Patagonia, significa pieno inverno.

E finalmente dal G8 di Hokkaido arriva una risposta a questo ormai annoso problema del riscaldamento globale: diminuire del 50% le emissioni di gas serra entro il 2050.

Penso personalmente che sia una decisione utilissima. Per quei pochi coraggiosi che saranno rimasti sul pianeta Terra.

* E non, come disse un cattivello dalla cravatta verde e i baffetti nazi, "Perito Romeno"!

Fonti:
* Sito del ghiacciaio
* Wikipedia
* Ansa del 7 luglio 2008
* Adnkronos G8, dimezzare i gas serra entro il 2050

venerdì 30 maggio 2008

Ritorno al nucleare (tanti piccoli Homer)

Ma veramente in Italia l'opzione delle centrali nucleari è ancora da prendere in considerazione? Sul serio? Voglio dire, non siamo capaci neanche di gestire quattro sacchetti di immondizia... non siamo (più) capaci di finire un'autostrada nell'arco di due generazioni... e dovremmo occuparci della costruzione e manutenzione di... centrali nucleari?? Altro che Chernobyl!


Questo ritorno frettoloso ed impacciato al nucleare mi puzza di strumentalizzazione politica e soprattutto di appalti truccati. Così come fu ampiamente ed evidentemente strumentalizzato l'incidente di Chernobyl da una certa politica che il nucleare NON lo voleva.

Il metodo è semplice, ben sperimentato, e praticamente è sempre lo stesso da secoli: creare l'emergenza, e risolverla adottando soluzioni anche impopolari "per il bene della popolazione". Vuoi attaccare il Giappone ma il senato non te lo permette? Ecco Pearl Harbor. Vuoi invadere l'Iraq ma l'ONU è contraria? Ecco l'11 settembre con l'emergenza terrorismo. Vuoi gestire le discariche (vedi Chiaiano e Impregilo) con appalti milionari, e costruire inceneritori (vedi Fondazione Veronesi) con appalti miliardari? Ecco l'emergenza rifiuti. Vuoi costruire le centrali atomiche con appalti plurimiliardari? Crea l'emergenza energetica.

E infine ho notato con piacere come subito e volentieri l'informazione si sia adeguata anche a questo argomento. Di sfuggita ieri ho visto un sondaggio ad un telegiornale: il 60% degli italiani è favorevole al nucleare, il 40% è contrario. Nessun astenuto. Ora posto che, presumibilmente, il 95% degli italiani il nucleare non sa neanche cos'è (è verosimile, in un Paese che è agli ultimi posti d'Europa e forse del Mondo in tema di educazione scientifica, in un Paese in cui c'è ancora - tra i laureati - chi scrive quì e quà con l'accento, chi piazza Giolitti tra i grandi romanzieri, e tra i manager chi considera Waterloo come esempio di tattica e strategia per le generazioni future), questi sondaggi da Novella 2000 hanno il solo scopo di indurre chi sta a casa a pensare che la maggioranza degli italiani sia favorevole al nucleare, quindi a ribaltare quell'opinione pubblica che nel 1987 bocciò senza mezzi termini l'ipotesi delle centrali atomiche (vedi qui).

Propongo un sondaggio ai TG nazionali: chiedete agli italiani di cosa siano composte le scorie radioattive e qual è la migliore opzione per smaltirle, oppure chiedete loro di quantificare l'energia prodotta da 10 centrali nucleari di media importanza in rapporto al consumo energetico annuale del Paese. Così, una domanda a caso sull'argomento. Vediamo cosa ne esce fuori da questi 60 milioni di scienziati! E poi chiedete in calce alle stesse persone se sono favorevoli o contrarie al nucleare. Un tipo di risposta seria sarebbe questa: "se non fosse un metodo per far fare soldi all'Impregilo, ma un metodo serio per produrre energia pulita, sarei favorevole". Oppure "non lo so, dovrei valutare il coefficiente di impatto ambientale in rapporto ai costi di gestione e manutenzione". In fondo, se fosse realmente energia pulita ed economica, Greenpeace e WWF (e pure Legambiente, dai) non si sarebbero schierati così nettamente contro. I premi Nobel non avrebbero studiato gli specchi solari nel Salento (finendo per costruirli in Spagna). Invece gli "scienziati" in mezzo alla strada si limitano a rispondere "sì, perchè no?" oppure "no, è un'ipotesi che non esiste" l'uno pensando a quanta energia compriamo dalla Francia e l'altro a Chernobyl. In questa bilancia di precisione, bene ha fatto Scajola (sì, quello che faceva il ministro dell'Interno al G8 di Genova, e ora è esperto di energia nucleare) a dire "se mettete la centrale nel vostro comune, avrete lo sconto sulla bolletta" (senza aggiungere: pezzenti). Tipico berlusconiano alla "aboliremo l'ICI e il bollo".